Fascite Plantare: dolore alla pianta del piede

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Fascite Plantare: dolore alla pianta del piede

di Elisa Perlo - 26/9/2019 - in Patologie

Si definisce plantar fasciopathy una sindrome degenerativa della fascia plantare del piede dovuta a ripetuti microtraumi nella sua origine, a livello della tuberosità calcaneare.1)ROXAS M. Plantar fascitis: diagnosis and therapeutic considerations. Altern Med Rev 2005.

La fascite plantare interessa sia la popolazione sedentaria, sia quella attiva, in particolare le donne e i giovani runners. I più importanti fattori di rischio sono il sovrappeso, una stazione eretta o il cammino prolungati, associati a fattori anatomici e/o funzionali2)COLE C, SETO C, GAZEWOOD J. Plantar fascitis: evidence-based. Review of diagnosis and therapy. Am Fam Physician 2005.
L’esordio è insidioso, all’inizio di un movimento (tipicamente al mattino) e tende a migliorare camminando, ripresentandosi poi con il protrarsi dell’attività in carico. Anche camminare scalzi o su superfici rigide causa un incremento del dolore.

Valutare il dolore alla pianta del piede

Per una corretta valutazione, è necessaria una dettagliata raccolta anamnestica. Spesso, il paziente fornisce informazioni riguardo un dolore al tallone che esordisce dopo un periodo di riposo e si riacutizza a fine giornata e/o dopo una prolungata attività in carico. L’esordio è prevalentemente insidioso, per cui occorre che il terapista chieda notizie riguardo l’attività lavorativa e le attività sportive del paziente, oltre ai parametri anatomici e funzionali3)MARTIN RL, DAVENPORT TE, REISCHL SF. Heel pain-plantar fascitis: revision 2014. JOSPT 2014..

Il dolore è ben localizzato nella regione plantare, e viene riferito come acuto e penetrante; si aggrava, come già detto, al mattino e con le attività, mentre si attenua col riposo.

All’esame obiettivo, il terapista deve valutare la mobilità attiva e passiva della caviglia, la dolorabilità a livello dell’inserzione prossimale della fascia plantare e due test specifici:

  • Windlass test: paziente in piedi, il terapista fissa l’avampiede con una mano e con l’altra dorsiflette il primo dito; questo test provoca allungamento e stress della fascia plantare e la comparsa del sintomo dolore alla sua esecuzione è indice di una fascia plantare sofferente.
  • Dorsiflexion-eversion test: paziente supino, il terapista con una mano stabilizza la caviglia, con l’altra effettua un movimento combinato di dorsiflessione ed eversione, mantenuta per 5-10 secondi; questo test provoca dolore laddove ci sia la presenza di una sindrome del tunnel tarsale, per cui, dove vi è una corretta diagnosi di fascite plantare, questo test risulterà negativo4)MC POIL TG, MARTIN R, CORNWALL MW. Heel pain-plantar fascitis: clinical practice guidelines linked to the international classification of function, disability, and health from the orthopaedic section of the American Physical Therapy Association. JOSPT 2008..

Strategie terapeutiche per risolvere il dolore alla pianta del piede

La forza a cui è sottoposta la fascia plantare nel cammino, alla fine della fase d’appoggio, è vicina al 100% del peso corporeo. Inoltre, per accettare il carico e trasmettere la forza di spinta al suolo mesopiede e avampiede devono diventare stabili. Ciò è reso possibile dal sollevamento dell’arco mediale: la fascia plantare viene messa in tensione durante l’estensione delle articolazioni delle dita, stabilizzando l’arco plantare mediale. Gli strumenti del fisioterapista per riabilitare il paziente con fascite plantare e risolvere così il dolore alla pianta del piede sono essenzialmente due: l’esercizio terapeutico e la terapia manuale5)RATHLEFF MS, MØLGAARD CM, FREDBERG U. High-loaded strenght training improves outcome in patients with plantar fascitis: a randomized controlled trial with 12-month follow-up. Scand J Med Sci Sports 2015..

Esercizi di aiuto alla fisioterapia della pianta del piede

Il training con alti carichi ha mostrato buoni risultati sia nel trattamento dei disturbi degenerativi tendinei, sia delle fasciti. L’esercizio ad alto carico, infatti, favorisce la sintesi di collagene (di cui la fascia è ricca) e la corretta disposizione delle fibre del tessuto.

Anche lo stretching è altamente raccomandato, poiché aumenta la flessibilità del tricipite surale e della fascia stessa, migliorando i sintomi. Laddove ci siano alterazioni strutturali e/o funzionali degli arti inferiori, viene raccomandato il rinforzo dei muscoli rotatori dell’anca.

Fondamentale è l’esercizio ripetuto a domicilio, eccone degli esempi pratici:

  • Unilateral heel raises: paziente su uno scalino, con un asciugamano arrotolato sotto le dita (cosicché siano estese) e il tallone fuori dal gradino; in un primo momento sollevare il tallone, poi scendere lentamente in modo da portare il tallone il più basso possibile rispetto al gradino.
  • Stretching e automobilizzazione della fascia plantare: paziente seduto, con la caviglia dolente sul ginocchio controlaterale; con una mano prendersi le dita e portare il piede in completa dorsiflessione, mentre con l’altra mano mobilizzare con una pressione sempre più profonda la fascia, nelle zone dolenti.
  • Stretching del tricipite surale: paziente in piedi, mani al muro; la gamba affetta da fascite indietro rispetto alla sana, con un asciugamano sotto le dita ad estenderle. Mantenendo il ginocchio della gamba affetta esteso e senza staccare mai il tallone da terra, portare il peso del corpo sulla gamba davanti, fino a sentire l’allungamento della muscolatura del polpaccio, e mantenere la posizione per 30 secondi6)KAMONSEKI DH, GONҪALVES GA, YI LC. Effect of stretching with and without muscle strengthening exercise for the foot and hip in patients with plantar fascitis: a randomized controlled single-blind clinical trial. Man Ther 2016..

La terapia manuale per questo disturbo

La terapia manuale nella gestione di questo quadro clinico comprende tecniche di mobilizzazione e manipolazioni, sia articolari, sia del tessuto molle, e di neurodinamica.

Le tecniche di mobilizzazione articolare sono caratterizzate da oscillazioni ritmiche di piccola e larga ampiezza, utili per aumentare l’estensibilità del tessuto molle ed incrementare il movimento dell’articolazione stessa, modulare il dolore alla pianta del piede, ridurre l’edema e migliorare le funzionalità del piede.

Possono essere eseguite tecniche di trazione dell’articolazione astragalica lungo l’asse della gamba per controllare il dolore e incrementare la mobilità generale in inversione ed eversione del piede, oppure manovre di glide posteriore dell’astragalo per aumentare la flessione dorsale del piede, di glide laterale della sottoastragalica per aumentare l’inversione del piede e di glide dorso-plantare della I articolazione tarso-metatarsale7)EDMOND SL. Joint mobilization/manipulation: extremity and spinal techniques. Piladelphia: Mosby 2006..

L’opinione del fisioterapeuta

La fascite plantare è il classico disturbo che la gente ignora fino a quando rimane incapace di compiere le più semplici azioni quotidiane, in questo caso specialmente diventano difficoltosi i primi passi la mattina, a causa di un dolore alla pianta del piede diffuso, e solo allora si rivolge ad uno specialista. Come professionista, vorrei incitare i miei lettori a non aspettare, a non trascurare i segni che il corpo ci invia, perché tanto più procrastiniamo, tanto più lento e difficile sarà il recupero.

Non abbiate paura dunque di correre ai ripari, perché la salute viene prima di tutto!

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Elisa Perlo

Elisa Perlo

Specializzata nei disordini muscolo-scheletrici, ovvero in tutti quei dolori che hanno origine dall'apparato muscolo-scheletrico (non chirurgici).Biografia completa

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