Riabilitazione negli interventi di protesi e fisioterapia

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Riabilitazione negli interventi di protesi e fisioterapia

di Gianluca De Lio - 8/6/2022 - in Patologie

La riabilitazione post-chirurgica può essere necessaria per una varietà di procedure chirurgiche, tra cui la chirurgia ortopedica, cardiaca, toracica, neurologica e addominale.
Nella chirurgia protesica, in particolare, la riabilitazione è il programma post-chirurgico per ristabilire il movimento articolare, la forza muscolare attorno all’articolazione protesizzata e infine la funzione articolare.

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Cos’è una protesi

Una protesi è un dispositivo progettato per sostituire o per far funzionare meglio una parte del corpo. Le protesi per le quali è indispensabile l’attività professionale del fisioterapista nel post chirurgico sono principalmente quelle che riguardano le grandi articolazioni, che vengono sostituite con un dispositivo in metallo, plastica o ceramica (chiamato appunto protesi). La protesi è progettata per replicare il movimento di un’articolazione normale e sana. Le protesi dell’anca e del ginocchio sono le sostituzioni articolari più comunemente eseguite, ma la chirurgia sostitutiva può essere eseguita anche su altre articolazioni, inclusi caviglia, polso, spalla e gomito.

Un intervento di protesi in cosa consiste?

La sostituzione totale dell’articolazione è una procedura chirurgica in cui parti di un’articolazione artrosica o danneggiata vengono rimosse e sostituite con un dispositivo in metallo, plastica o ceramica chiamato protesi. La protesi è progettata per replicare il movimento di un’articolazione normale e sana.

Le sostituzioni dell’anca e del ginocchio sono le sostituzioni articolari più comunemente eseguite, ma la chirurgia sostitutiva può essere eseguita anche su altre articolazioni, inclusi caviglia, polso, spalla e gomito.

Anatomia

Si forma un’articolazione dove si incontrano le estremità di due o più ossa. Ci sono diversi tipi di articolazioni all’interno del corpo. Ad esempio, il ginocchio è considerato un’articolazione “a cerniera”, per la sua capacità di piegarsi e raddrizzarsi come una porta a battente. L’anca e la spalla sono articolazioni “a sfera”, in cui l’estremità arrotondata di un capo articolare si inserisce in un’area a forma di coppa dell’altro capo articolare.

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La riabilitazione a seguito di intervento di protesi: gli obiettivi e in cosa consiste

La riabilitazione è un processo lungo. Mentre l’intervento chirurgico viene eseguito in poche ore, la riabilitazione richiede tempi lunghi, potenzialmente fino a un anno a seconda del tipo di intervento e delle condizioni fisiche del paziente.

Quando il paziente viene sottoposto ad un intervento chirurgico di protesi del ginocchio, della caviglia o della spalla, ad esempio, con qualsiasi metodo, deve essere consapevole di aver bisogno di un lungo periodo di recupero che dipende da un gran numero di fattori e che si svolge attraverso un’attività progressiva, che significa aumentare in sicurezza i carichi di lavoro e gli stimoli sulla protesi durante il processo di recupero.

Come può aiutare la fisioterapia nella riabilitazione

L’aiuto di un fisioterapista è essenziale in primo luogo per imparare il modo migliore e più sicuro per camminare, fare il bagno, vestirsi e prendersi cura di se stessi dopo l’intervento di protesi. Ma la sua attività principale è chiaramente quella di lavorare con il paziente sul rinforzo dei muscoli per aiutare il paziente a migliorare il movimento di quella parte del corpo operata.

Grazie al lavoro del fisioterapista, è possibile accelerare il recupero indipendentemente dal tipo di operazione subita, e il beneficio risulta massimizzato se la fisioterapia viene iniziata già durante la degenza in ospedale: il professionista, in quella fase, aiuta il paziente in tutte quelle attività che possono sembrare banali ma che andranno approcciate in maniera diversa soprattutto durante i primissimi tempi dopo un intervento di protesi, come camminare (si pensi alla protesi di caviglia, di anca o di ginocchio).

Un’efficace riabilitazione post protesica richiederà appuntamenti regolari una o più volte alla settimana. La riabilitazione aiuta il paziente a riprendersi attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi chiave comuni ad ogni programma di riabilitazione:

  • Migliorare il movimento e il range di movimento nella parte del corpo protesizzata
  • Rafforzare i muscoli
  • Ridurre il dolore
  • Aiutare a camminare di nuovo, prima con le stampelle o un deambulatore, e poi in autonomia
  • Insegnare a svolgere le attività quotidiane, come salire le scale, alzarsi da una sedia o dal letto, salire e scendere da un’auto, vestirsi e fare il bagno

Alcuni esempi di riabilitazione a seguito di protesi

Come abbiamo accennato in precedenza, non sempre esistono (o ha senso applicare) dei protocolli riabilitativi standard. Ad esempio, la riabilitazione dopo protesi dell’anca in alcuni protocolli prevede che i pazienti vengano mobilizzati fuori dal letto entro le prime 6 ore dopo l’intervento, mentre altre studi confermano l’inizio della mobilizzazione dei pazienti fuori dal lettino solo uno o due giorni dopo l’intervento chirurgico; anche se i programmi di riabilitazione accelerati e la mobilizzazione precoce hanno dimostrato di dare ai pazienti maggiore fiducia nella loro mobilitazione post-operatoria e nelle attività della vita quotidiana, oltre a sentirsi più a loro agio con una dimissione anticipata.

La fisioterapia può migliorare la forza e la velocità dell’andatura dopo la protesi dell’anca e aiutare a prevenire complicazioni come la sublussazione e la malattia tromboembolica.
Alcuni movimenti sportivi specifici hanno un rischio maggiore di lesioni e a maggior ragione dovrebbero essere incorporati nel processo di riabilitazione sotto la supervisione del fisioterapista.

Anche dopo una protesi di ginocchio la riabilitazione inizia in ospedale e continua a casa.
Quali esercizi fare e per quanto tempo dipende dall’età e dalla salute generale del paziente. Mediamente, è bene aspettarsi di lavorare con un fisioterapista per almeno 3-6 settimane dopo l’intervento. L’attività fisica più comune per la riabilitazione dopo la protesi di ginocchio è camminare: da 20 a 30 minuti due o tre volte al giorno. L’obiettivo non è solo quello di rinforzare il ginocchio, ma anche di rallentare lo sviluppo del tessuto cicatriziale che può ridurre la libertà articolare. Altri esercizi includono sollevamenti delle gambe, esercizi per la mobilità della caviglia e rinforzo dei quadricipiti. Ci sono davvero molti esercizi studiati per aumentare la forza della gamba ed è sempre il fisioterapista colui il quale dovrebbe scegliere quelli più adatti al singolo paziente.

Nella protesi dell’anca la riabilitazione punta anche in questo caso prima di tutto al miglioramento della forza muscolare, necessario per migliorare la capacità di deambulazione postoperatoria per la riabilitazione e per ridurre i rischi di cadute. L’attività fisica aiuta in particolar modo a prevenire problemi e complicanze, aumentare la velocità dell’andatura e l’equilibrio, riacquisire la capacità di deambulazione il prima possibile. In alcuni casi è utile un programma che comprenda fitness aerobico poiché una migliore capacità cardiorespiratoria porterà a una migliore capacità di camminare.
Gli esercizi fisici non sono solo cruciali per la riabilitazione dopo la protesi di femore, ma per il continuo aumento della densità minerale ossea, specialmente nelle popolazioni vulnerabili come i pazienti fragili anziani, le donne osteoporotiche in post-menopausa o le persone che soffrono di osteoporosi o osteopenia.

Infine, dopo una protesi di caviglia la riabilitazione può iniziare dopo che le ferite chirurgiche sono guarite ed è possibile caricare la nuova caviglia con il peso. Di solito sono necessarie circa 6-8 settimane dopo l’intervento chirurgico. Nel momento in cui parte la terapia fisica, è anche possibile passare ad un’ortesi più contenuta. La riabilitazione dopo la protesi di caviglia aumenta il range di movimento nella nuova articolazione, la rende più forte, aiuta a gestire il dolore e il gonfiore e aiuta il paziente a muoversi correttamente: molti pazienti con l’artrosi, ad esempio, hanno cambiato la loro andatura per così tanto tempo (camminano zoppicando o in qualche altro modo scorretto per cercare di ridurre al minimo il dolore e lo stress sulla caviglia malata) che è necessario letteralmente insegnargli nuovamente a camminare. La terapia fisica dura generalmente da 6 settimane a 3 mesi. A quel punto, continuano gli esercizi da soli.

Gianluca De Lio

Gianluca De Lio

Osteopata, Posturologo, specialista in scienze del movimento, corresponsabile del Centro Fisio Logic
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